Italia

Volontariato tra i Migranti in Transito

novembre 2, 2015

Se qualcuno si stesse chiedendo cosa sto facendo dopo il soggiorno a Londra, la risposta è: volontariato tra i migranti in transito.
Ne sentivo un bisogno impellente da parecchio e ora che sono tornata a Roma alla (disperata) ricerca di un lavoro, l’occasione si è finalmente presentata.
Il tema dei migranti, complice una storia familiare simile, mi è sempre stato molto caro.
Aggiungeteci tre anni passati in giro per l’Europa, dove lo straniero sei tu, e il gioco è fatto.
Atterrata in Italia, la decisione era già maturata: invio curriculum e nel frattempo vado a dare una mano al centro di accoglienza a pochi passi dalla stazione Tiburtina. E così è stato.
Non immaginavo né l’intensità delle emozioni che avrei provato né che una voglia sempre più forte di tornare lì, al Baobab, avrebbe preso il sopravvento.
Voglio quindi condividere questa esperienza con voi, nella speranza di darvi una visione più diretta di un fenomeno di cui si parla tanto, troppo spesso solo per sentito dire.

DOVE

Il centro di accoglienza migranti in transito è il Baobab di via Cupa 5.

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Comincio col dirvi che non riceve finanziamenti né statali né regionali.
Il Baobab è le persone che giornalmente danno una mano, non le istituzioni.
Ho visto solo qualche passata di pomodoro con il marchio dell’Unione Europea. Chiedendo se un’amica potesse fare una donazione, mi è stato subito risposto che non il Baobab non accetta denaro. La politica è recentemente cambiata e il centro sta ricevendo tante donazioni in piú. Il denaro viene sempre rendicontato: una volta acquistati i beni di prima necessità, vi sarà inviata un’email contente la documentazione degli acquisti e potrete sempre passare al Baobab a dare un’occhiata. Per informazioni potete cliccare qui.
Tutto il lavoro che viene svolto è opera di volontari che aiutano gratuitamente sia portando beni di prima necessità, sia rimboccandosi le maniche e facendo quelli che a prima vista potrebbero sembrare lavori umili come mettere a posto vestiti o pelare patate.

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CHI

Come dicevo siamo tutti volontari, di tutte le età e nazionalità. Ci sono persone che si prendono un permesso lavorativo di un paio d’ore, studenti, insegnanti, medici e infermieri.
C’è un presidio della Croce Rossa all’esterno, ci sono i volontari di Save The Children che intrattengono i minori insegnandogli nozioni utili sull’Europa. Ci sono attori che si improvvisano cuochi, costumisti che elargiscono trucchetti su come capire che la taglia di quel paio di pantaloni è giusta.
Un gruppo di volontari “storici” si occupa anche dell’organizzazione e della gestione del centro.
Io mi trovo bene nel mio ruolo di piega-vestiti o pela-verdure a seconda delle esigenze, anche se preferisco mettere a posto quella che è la boutique del Baobab in quanto mi permette di stare a diretto contatto con i migranti.
Eccovi alcune foto della struttura: l’esterno del dormitorio e la sala in cui cerchiamo di organizzare e tenere in ordine le donazioni di abiti usati. Voglio mostrarvele soprattutto per sfatare quelle mitologiche frasi che ogni tanto mi è capitato di sentire, come il “Stanno meglio loro di noi, vanno negli hotel”.
Guardate con i vostri occhi il Grand Hotel Baobab.

IMG_2311 (FILEminimizer)IMG_1906 (FILEminimizer)IMG_1907 (FILEminimizer)IMG_2238 (FILEminimizer)IMG_2256 (FILEminimizer)IMG_2261 (FILEminimizer) Noi volontari, armati di guantini monouso, scaviamo nelle buste di vestiti che vengono donati, alla ricerca di abiti che possano andar bene per i nostri ospiti.
Ma non gli va bene tutto? Se hanno veramente bisogno di vestiti si prendono tutto”.
No, non va bene tutto e vi spiego perché. Innanzitutto i famosi migranti sono al 95% di corporatura esile e minuta. Dopo aver attraversato mezza Africa e il Mar Mediterraneo, se arrivano non arrivano pasciuti, ve lo assicuro. Sono magri, molto magri. Per darvi un’idea: la taglia standard per le ragazze è la 38, massimo una 40. Facciamo una cernita delle donazioni perché alcune persone colgono l’occasione per “svuotare l’armadio”, portando vestiti che non siamo in grado di consegnare. A volte capita perché chi dona non sa che c’è bisogno solo di determinati abiti (e per questo vi consiglio di visitare la pagina Facebook Amici del Baobab, dove ogni giorno viene pubblicata una lista dei beni di prima necessità richiesti, vestiti compresi), altre volte invece c’è chi vanta pretese del tipo “Te lo sto regalando quindi devi prenderlo per forza”. Il punto è che dei pantaloni per donna taglia 48 non li daremo mai via, idem dicasi per una taglia 56 da uomo.  No, non buttiamo nulla: quello che scartiamo lo mandiamo alla Caritas, dove verrà fatta un’altra cernita. Però ecco, la minigonna inguinale finta pelle o il vestito da sposa (e vi assicuro che sono arrivati) no.

QUANDO

Tutti i giorni, dalle 7 di mattina alle 9 di sera, chiunque voglia venire a dare una mano è più che benvenuto. Armatevi di pazienza e buona volontà: al Baobab, nonostante gli sforzi, la disorganizzazione regna sovrana, soprattutto nella boutique. Avete messo a posto una pila di panni, divisi per taglie e modelli, e il giorno dopo trovate tutto all over the place? Fate un bel respiro e rimettetevi all’opera, ne uscirete arricchiti e cambiati, parola di piccola volontaria.
E’ anche ben accetto chi, prima di donare, voglia venire a vedere con i propri occhi come funziona la spartizione dei vestiti. E’ capitato varie volte e tutte le persone che si sono presentate sono state accolte con un bel sorriso.
Inoltre vengono organizzati tanti eventi di solidarietà in cui si balla, canta e mangia, in un bellissimo melting pot culturale. Siete tutti i benvenuti!

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MA CHI SONO I FAMOSI MIGRANTI?

Forse vi si gelerebbe il sangue nelle vene se li incontraste davvero.
Sono esattamente come noi.
Non siete d’accordo? Lecito, ma voglio chiedervi: li avete mai guardati negli occhi? Avete mai osservato le loro espressioni? Non sono semplicemente come noi, sono noi, i noi più sfortunati, nati in paesi in cui forse saremmo già morti.
Il fatto che nei loro paesi di provenienza ci siano feroci guerre intestine sembra a molti una storia trita e ritrita. Avrete sentito anche voi i: “E cosa c’entriamo noi, perché dovremmo prenderceli? “.
In pochi sanno che l’Italia, in quanto Stato Membro dell’Unione Europea, è firmataria del Processo di Khartoum, un accordo con alcuni Stati africani, sia di provenienza sia di transito dei flussi migratori, firmato allo scopo di tentare di arginare gli arrivi in Europa. Cosa accade se però si guarda solo al risultato finale e ci si copre gli occhi quando si tratta di vedere con chi si sta collaborando?
Succede che ci si accorda e ci si organizza per finanziare Paesi sottoposti a dittatura militare come l’Eritrea, anch’essa firmataria, in cui il modo più classico ed efficace per fermare chi vuole andarsene è sparare a chi cerca di attraversare il confine.
E indovinate da dove arriva la grande maggioranza dei migranti in transito del Baobab? Any clues? Proprio dall’Eritrea, dove vige la legge marziale e la leva perenne è obbligatoria per entrambi i sessi, dove le persone spariscono e le carceri sono numerosissime e straripanti.
Se volete saperne di più vi invito a leggere la seconda parte del post che verrà pubblicata tra qualche giorno.

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