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Sopravvissuta

dicembre 17, 2018

E anche quest’anno l’esame è andato. Come, non oso pensarci, ma l’importante è avercela fatta. Sono sopravvissuta, insieme ad altri 3000 colleghi, a tre giorni e mezzo di freddo polare alla Fiera di Roma in preda allo stress e all’incertezza.

Lunedì: consegna dei codici, inizio della fila e prime ansie

L’agonia è iniziata il lunedì con la consegna dei codici. Sono andata in Fiera verso l’ora di pranzo pensando di evitare la fila, ma purtroppo molti hanno avuto la stessa idea. Ci ho messo circa 2 ore (l’anno scorso meno di mezz’ora) tra fila standard e consegna vera e propria, merito di un commissario molto zelante che apriva i codici quasi pagina per pagina per verificare che non ci fosse scritto nulla.

Ovviamente durante la fila c’è sempre qualcuno che sa quale traccia uscirà. Fesserie. Chi sa (per oscuri motivi) quali tracce usciranno se lo tiene per sè. Di tracce cosiddette papabili ce ne sono miriadi ogni anno, ma poi non escono. Quindi è fondamentale dare il giusto peso alle chiacchiere che si sentono in giro, soprattutto prima delle prove, per evitare di farsi prendere dal panico inutilmente.

La fila è una compagna costante. Le ore di fila per entrare nei padiglioni, per uscire dai padiglioni, per andare in bagno, per consultare i dizionari al banco dei commissari equivalgono quasi alle 7 ore di prova d’esame.

Come vi avevo anticipato, quest’anno ho preso una stanza di hotel con un’amica. E’ stata una scelta fondamentale. Rispetto all’anno scorso, ho guadagnato circa 2 ore di sonno in più a notte. Intorno all’hotel non c’era praticamente niente (e il ristorante dell’hotel era prenotato dalla notte dei tempi), quindi ogni sera andavamo a mangiare in un centro commerciale lì vicino. Si aggiravano con noi nell’area ristorazione altri colleghi (riconoscibili dalle facce stravolte e dalle buste trasparenti con barrette energetiche e documenti) e qualche abitante del luogo. Davvero desolante.

Siamo andate a dormire alle 21, in vista della giornata successiva!

Martedì: parere di civile

Caricaaa! Colazione al volo in hotel con cornetto-mattone del giorno prima, Queen a palla (We are the champions, Don’t stop me now) e via verso la Fiera di Roma! Arriviamo, paghiamo 5€ di parcheggio custodito (?) e ci avviamo verso i padiglioni. Entriamo praticamente per ultime e per ultime consegniamo i cellulari (2€ di guardaroba), nella speranza che nel frattempo qualche indiscrezione filtrasse da corti di appello piccoline. Invece nulla, così passiamo i controlli di sicurezza della polizia penitenziaria sperando di entrare direttamente nei padiglioni.

E invece no! Altra fila per il controllo della ricevuta dell’esame, su cui è apposto un codice a barre diverso per ciascun candidato. I cancellieri provvisti di lettore di codice a barre – come al supermercato – ti facevano entrare solo dopo aver verificato il codice.

Tra la lettura del codice e l’ok del sistema informatico passano circa due minuti a candidato. Eravamo 3000. Inoltre i potenti mezzi della Corte di Appello di Roma non erano adeguati e il server è saltato (ha svampato), quindi la fila è durata un bel po’. Morale della favola: dettatura della traccia alle ore 12:15, consegna alle ore 19:15. Uscita effettiva dalla Fiera: ore 20.

Entrata nel padiglione cerco la mia postazione, mi siedo e mi rendo conto che davanti a me è seduto un compagno di corso. Perfetto. Abbiamo (sì abbiamo, due teste son meglio di una) scelto la traccia sull’usucapione, perdendo però una quarantina di minuti sull’altra traccia. Troppo tempo tolto alla traccia scelta.

Cena al solito centro commerciale (o meglio, in una taverna western) e a nanna alle 22.

Mercoledì: parere di penale

Fila all’ingresso, il server ha svampato di nuovo.

Alla luce delle tracce del giorno precedente, la speranza di una traccia semplice non era molta. Momento della dettatura: la prima traccia riguarda la surrogazione di maternità effettuata all’estero e la seconda un intrigo tra gemelle che si sostituiscono in un concorso pubblico. Decidiamo subito di fare la prima perché troviamo immediatamente la sentenza risolutiva sul codice commentato, senza contare che aveva meno questioni giuridiche da risolvere. Last but not the least, seguo un giornalista che ha avuto tre figli con surrogazione di maternità effettuata all’estero e vive sereno in Italia, quindi ho intuito subito che i coniugi Tizio e Caia non potevano rispondere di alcun reato.

Al di là di tutto, la traccia sulla maternità surrogata era davvero interessante.

Nota a margine: nella commissione c’erano pochissimi penalisti. I commissari civilisti tentavano di dare una mano, con esiti tragicomici. Fatevi un favore, non date retta al commissario perché è un commissario. A volte non avrà l’onestà intellettuale di dirvi che non ha idea di come si risolve il parere e preferirà darvi un consiglio sbagliato. Trust me.

Giovedì: atto

Il presidente di commissione ha deciso che non servono i codici a barre per entrare: basta il documento. Entriamo spediti e iniziamo alle 12.

Atto – ovviamente – di penale perché civile ha troppe formule e non ho il tempo di impararle. A differenza dell’anno scorso, proibiscono di scrivere epigrafi e relate di notifica prima della dettatura.

Inizia la dettatura: Tizio uccide un cane che stava per azzannare il suo. Ilarità generale. L’atto sembra semplicissimo ma ovviamente c’era una questione esistenziale da risolvere (manca l’elemento oggettivo? Manca l’elemento soggettivo?), che abbiamo prontamente aggirato grazie alla giurisprudenza della Corte di Cassazione che ogni tanto non fa voli pindarici. Si parla tanto. Ormai i richiami dei commissari vengono del tutto ignorati.

Stavolta non calcolo bene i tempi e finisco di scrivere allo scadere del tempo. Però è finita e sono sopravvissuta! Alleluja! Addio Fiera di Roma e addio cene trististissime al centro commerciale!

Differenze rispetto allo scorso anno

Le tracce dei pareri erano sicuramente più difficili dello scorso anno: non si trovavano sempre sentenze risolutive sui codici commentati. Che sia stata una scelta voluta in vista dell’entrata in vigore della riforma? O forse le tracce erano state scelte prima della proroga dell’esame precedente?

Quanto al chiacchiericcio e al confronto tra colleghi, sono stati molto più permissivi dello scorso anno, forse alla luce della difficoltà delle tracce. L’anno scorso la polizia penitenziaria era severa, mentre quest’anno è stata più tollerante. Durante le prime ore di martedì hanno cercato di limitare gli “scambi di idee”, ma alla fine hanno chiesto a chi si confrontava di confrontarsi quantomeno in bagno, per evitare che i commissari li rimprendessero (agli agenti). I bagni sarebbero dovuti rimanere chiusi per le prime tre ore, ma così non è stato.

I commissari aiutavano tanto ma non sempre davano suggerimenti corretti. Menzione d’onore a due commissari anziani che non potevano trattenersi dall’aiutare e passavano tra i banchi chiedendo chi avesse bisogno d’aiuto (chi cercava un amministrativista?).

Unica costante: le condizioni disumane

Al freddo e al gelo della Fiera di Roma, senza riscaldamento, con sciarpe e cappotti anche al chiuso. Ho a malapena toccato cibo. Andavo in bagno quando la fila era breve per evitare di perdere troppo tempo, quindi dopo circa quattro ore. Nel bel mezzo dello stress, delle incertezze, del vocìo di chi passando suggeriva soluzioni alternative mandando un po’ tutti nel panico. Una prova fisica prima che psicologica.

Spero sia davvero l’ultima volta.

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