Arte, Londra

Savage Beauty

maggio 21, 2015

Dal 14 marzo al 2 agosto il Victoria & Albert Museum di Knightsbridge ospita una mostra dedicata ad Alexander McQueen, Savage Beauty.
E’ una delle mostre più coinvolgenti che abbia mai visitato.
Il prezzo è un po’ altino (16£) soprattutto considerando che la quasi totalità delle mostre a Londra è a ingresso libero. Con lo sconto studente ho pagato 9£ ma vi assicuro che se anche avessi dovuto comprare il biglietto intero, la mostra li vale tutti.
E’ organizzata in fasce orarie, di conseguenza potrebbe passare qualche ora prima del vostro ingresso vero e proprio. Sicuramente nel frattempo troverete un’ala del V&A di vostro interesse; in alternativa potete godervi il sole nel giardino del museo o prendere un tè nel bel ristorante.

La mostra ha un tasso di coinvolgimento altissimo.
Questo perché, al di là del fatto che ogni sala sia dedicata a un tema, la scenografia e la musica scandiscono le note disseminate sui muri e sotto i manichini, guidandovi nei percorsi mentali di Alexander McQueen.
Ma chi era Alexander McQueen?
Alexander McQueen era un ragazzo di origini scozzesi nato da padre tassista e da madre insegnante di scienze e vissuto in una zona povera e tuttora abbastanza malfamata di Londra.
Lascia la scuola a 15 anni per seguire la sua passione: diventare sarto. Approda a Savile Row, una celebre via di Mayfair nota per i suoi negozi di sartoria maschile, per poi di trascorrere due anni nel ramo della sartoria militare e passare ai costumi di scena lavorando per Berman’s & Nathan’s.
Nel 1990 entra come studente al Central Saint Martins, l’università da cui passano quasi tutti i grandi della moda inglese. Fu spinto a presentare domanda come studente: si era infatti proposto come tutor ma il suo curriculum era incredibilmente sopra la media per passare inosservato. Prima di immatricolarsi, infatti, aveva viaggiato in Italia e lavorato per Romeo Gigli.
Ha avuto una carriera ricca di successi: direttore artistico di Givenchy,  creatore del suo marchio, quattro volte British Designer of the Year, ma qual era il suo messaggio? Che tipo di impronta ha lasciato nel mondo della moda?

Lui stesso amava definirsi uno schizofrenico romantico e quel romantico va inteso come rappresentante del Romanticismo, della drammatica intensità del sublime, del contrasto tra meraviglia e terrore, incredulità e repulsione.
La prima sala della mostra, simile a un bunker, è incentrata su Londra come fonte di ispirazione e ambientazione delle prime collezioni di McQueen. Sono esposte le creazioni che presentò come tesi di laurea al Central Saint Martins tra tagli innovativi, reminescenze della sartoria militare e prime provocazioni.
Di sottofondo, la sua voce  che si racconta e parla di Londra.

Alexander McQueen- Savage Beauty - Inside the Exhibition - Victoria and Albert Museum.clipular (FILEminimizer)Tra le sue prime ispirazioni, Gli Uccelli di Hitchcock (come potete intravedere sulla giacca arancione della prossima foto) e Jack lo Squartatore.
Alexander McQueen non disegnava i suoi abiti frontalmente ma focalizzandosi sul profilo del corpo, basandosi quindi sull’angolo peggiore in modo tale da poter prevedere meglio il risultato finale.
Già nella collezione di laurea comincia a decostruire i classici dell’abbigliamento, affermando di poterlo fare a seguito degli anni passati in sartoria a imparare come strutturarli.
Una curiosità: molti dei primi abiti contenevano un sacchettino al cui interno era inserita una ciocca dei suoi capelli, per creare un legame più forte con le sue creazioni.

Alexander McQueen- Savage Beauty - Inside the Exhibition - Victoria and Albert Museum.clipular (1) (FILEminimizer)La seconda sala è dedicata a un’altra fonte di ispirazione di McQueen: il gotico vittoriano.
La scenografia cambia: la sala è piena di specchi macchiati dal tempo, cornici dorate e musica classica gotica di sottofondo.
Si ha una sensazione di regalità decaduta ma ancora forte e terribile.

gotico (FILEminimizer)Come affermò lui stesso, nelle sue collezioni c’è un po’ di Edgar Allan Poe, sul filo della dicotomia tra amore e orrore, vita e morte, luce e oscurità, malinconia e bellezza.

piume nere (FILEminimizer)Abbandonata la sala dedicata al gotico vittoriano, si entra in un ambiente buio sulle note di una musica tribale concitata. Alle pareti ossa e teschi, come se ci trovasse in una cripta.
I riti di antiche tribù africane affascinarono molto McQueen che soprattutto nella collezione It’s a Jungle Out There! mise in scena il rapporto preda-predatore, moderno-primitivo, civilizzato e non, sancendo come vincitore l’uomo naturale, libero dalle catene della civiltà.
Gli abiti sono sporchi di terra, intessuti con perline di legno o interamente ricoperti di capelli, suscitando molto spesso stupore e disgusto.

cripta (FILEminimizer)L’atmosfera si distende con l’ingresso nella sala successiva: rincuoranti pareti di legno, abiti regali e musica classica che ricorda antichi inni. Il tema è quello del romanticismo nazionalista.
Sul lato destro sono sapientemente esposti abiti sui toni del bianco e del rosso ispirati alla storia britannica, tratti dalla sua collezione più nazionalista, The Girl Who Lived in the Tree.

red-beaded (FILEminimizer)Sul lato sinistro invece troneggia il tartan di McQueen, simbolo del fortissimo legame con le sue origini scozzesi che, come lui stesso affermò, erano tutto per lui.
Senza mezze misure disse pubblicamente che quello che gli Inglesi fecero durante le ribellioni giacobite fu un genocidio.
Inoltre chiamò una delle sue prime collezioni, caratterizzata da distintivi schizzi di sangue, Highland Rape cioè lo stupro delle Highlands, famosissime montagne scozzesi.

tartanLa sala successiva è un vero e proprio armadio delle curiosità.
Accessori inusuali (copricapi di farfalle e di nidi, maschere con crocifissi, corone di spine, corni e unicorni, i celebri stivaletti armadillo, mascelle metalliche) sono affiancati ad abiti indossati da manichini-carillon che girano a tempo di musica tra schermi su cui sono riprodotti i video delle sfilate.
L’armadio è nero, l’ambiente è opprimente e asfissiante.
Gli oggetti esposti sono molto vicini tra loro aumentando la sensazione di claustrofobia.

alexander-mcqueen-savage-beauty-vmcqueen (FILEminimizer)Si passa poi al romanticismo esotico e ad abiti ispirati da viaggi in Giappone, Cina, India e Turchia.

AlexanderMcQueen_SavageBeauty_ph_Solve_Sundsbo_The_Metropolitan_Museum_of_Art_1Luce e natura sono il fulcro del romanticismo naturalista, un tripudio di fiori, piume e conchiglie.
Il tema vita e morte è comunque molto forte. McQueen affermò infatti di aver scelto i fiori perché la loro vita è breve.

flowers (FILEminimizer)12-mcqueensp2007sarabandeflowersL’ultima sala è interamente dedicata all’ultima sfilata di McQueen, Plato’s Atlantis.
Affascinato dalle parole di Platone che predisse un futuro in cui i ghiacci si sarebbero sciolti, le acque si sarebbero innalzate e l’uomo sarebbe stato costretto ad evolversi per vivere sott’acqua, creò una collezione incentrata sull’involuzione della specie umana.
La sfilata, considerata da molti la migliore di McQueen, fu caratterizzata dall’uso di molta tecnologia. Su questa scia la musica di sottofondo è tecno.
I colori sono accesi e i motivi riprendono il mondo animale con un tocco di futuristicità.

V-and-A-savage-beauty-exhibition-8 (FILEminimizer)plato

Voglio dare potere alle donne.
Voglio che le persone siano spaventate dalle donne che indossano le mie creazioni.

Questa mostra è stata inizialmente allestita al Metropolitan Museum of Art di New York.
I miei complimenti vanno a tutti coloro che hanno partecipato alla creazione di una mostra così sensorialmente coinvolgente.

A causa del divieto di scattare foto all’interno della mostra, quelle che vedete nel post sono del V&A Museum e del Metropolitan Museum.

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