Arte, Londra

Saatchi Gallery

luglio 15, 2015

Tra le tante gallerie d’arte gratuite di Londra c’è la Saatchi di Charles Saatchi, uomo d’affari nonché ex marito di Nigella Lawson.
All’interno del palazzo Duke of York di Chelsea, a due passi da Sloane Square, potrete piacevolmente ammirare opere d’arte moderna esposte in sale molto spaziose.
Se passate per Londra prima del 6 settembre troverete la mostra Pangaea II: New Art From Africa and Latin America. Fateci un salto, è molto interessante.
Osservare l’arte creata in luoghi così lontani ci fa capire molto su noi stessi e su quello che esportiamo e abbiamo esportato in passato. E’ molto interessante notare come il colonialismo abbia un’eco così forte su questi giovani artisti. Si tenderebbe a pensare che “è passato” ma no, è ancora lì.
I paesi “sviluppati” dovrebbero adottare un punto di vista più ampio e più a lungo raggio prima di decidere di esportare “valori” e “sviluppo”.
La prima installazione che vi troverete davanti è ad opera di Jean-François Boclé, originario della Martinica. Il suo Tout doit disparaître!  (Tutto deve scomparire!) è un mare di 97000 buste di plastica, simbolo delle migliaia di vite perse durante la tratta degli schiavi, fatto che spesso si minimizza e che deve appunto sparire come se non fosse mai accaduto. Le sue opere sono spesso pervase dall’eco del colonialismo la cui de-umanizzazione è rappresentata tramite l’utilizzo di oggetti di uso quotidiano e di scarso valore.

IMG_9746 (FILEminimizer)IMG_9749 (FILEminimizer)La sala successiva ospita opere che arrivano direttamente dall’America centrale: le creazioni in ceramica di Pia Camil dal Messico e le colorate composizioni geometriche del costaricano Federico Herrero. Queste ultime sono delle visioni aeree della sua città di provenienza, San José.

IMG_9754 (FILEminimizer)IMG_9761 (FILEminimizer)IMG_9772 (FILEminimizer)Successivamente ci si sposta in Colombia con Diego Mendoza Imbachi le cui opere sono indissolubilmente legate alla natura. Cresciuto tra pini ed eucalipti in un piccolo paese in cui ci si dedicava principalmente alla coltivazione, Imbachi porta con sé il potente impatto che l’industrializzazione ha avuto sul suolo. L’artista ha risposto ai cambiamenti radicali della natura che lo circondava con le sue opere, facendola diventare un tutt’uno con le tecnologie che la stavano trasformando. Gli ibridi alberi-antenne ne sono un esempio.
Senza nasconderci possiamo riconoscere nella controparte dell’artista le numerose multinazionali che sfruttano, complici (attivi o passivi) i governi, i paesi in via di sviluppo.

IMG_9801 (FILEminimizer)IMG_9784 (FILEminimizer)Spostiamoci in Africa, in Costa d’Avorio per la precisione, con le opere di Aboudia.
I volti raffigurati infondono un senso di angoscia voluto in quanto mirano a comunicare quella vissuta in prima persona dall’artista durante le sanguinose rivolte successive alle elezioni del 2011.

IMG_9824 (FILEminimizer)Rimaniamo in Africa con Eddy Ilunga Kamuanga.
L’artista gioca con passato e futuro in uno sforzo conciliativo. Da una parte il colonialismo, gli sforzi per ottenere l’indipendenza e l’attuale violenza a Kinshasa. Dall’altra la pelle della ragazza ricorda la scheda madre di un computer.

IMG_9841 (FILEminimizer)IMG_9854 (FILEminimizer)Boris Nzebo, originario del Gabon, utilizza la tecnica pittorica del multilayering  e la unisce al collage allo scopo di dare una visione d’insieme delle moderne città africane come Douala in Camerun.
Partendo dai volti e dalle acconciature femminili aggiunge e sovrappone sfondi urbani.

IMG_9882 (FILEminimizer)La Saatchi Gallery ospita anche un’installazione permanente (dal 1991!) e indipendente dalla mostra Pangaea II, la 20:50  di Richard Wilson, uno dei più rinomati scultori inglesi molto presente alle Biennali. Appena entrati nella stanza 13 vi girerà un pochino la testa!

IMG_9818 (FILEminimizer)IMG_9816 (FILEminimizer)La sala è stata infatti inondata di olio di coppa, estremamente lucido e dall’effetto specchio.
Nei primi istanti non si riesce a capire cosa ci sia sul pavimento (sempre che di pavimento si tratti!) ma dopo qualche attimo ne sarete rapiti. Il nome dell’opera è quello del tipo di olio di motore utilizzato.
Purtroppo la passerella che permette di immergersi nell’installazione era chiusa altrimenti mi sarei avvicinata di più per poter osservare meglio il pavimento.
Fateci un salto se potete, è una galleria al di fuori dei soliti giri turistici e con mostre molto interessanti!

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