Italia, Miscellanea

Retake

gennaio 30, 2019

Retake: voce del verbo “rimboccarsi le maniche, non aspettare che qualcuno cambi le cose quando puoi cambiarle tu”.

Retake nasce qualche anno fa da un’intuizione di una professoressa americana con un’idea ben chiara: ripulire Roma.

Non credo sia necessario dilungarmi sullo stato in cui versano alcune aree della città, ma voglio rincuorarvi: è meno peggio di quel che dicono in tv. Ciononostante alcune zone, per essere vivibili, avrebbero bisogno di una bella ripulita.

Quindi che fare, aspettare che il Comune, l’AMA o il Servizio Giardini si sveglino? Perdere la possibilità di passeggiare tranquilli (e non tra i rifiuti) nell’attesa di un intervento divino? Giammai. La stasi non è una via percorribile. Oppure la si percorre ma poi non ci si lamenta. Del resto lo diceva – con gli occhi fuori dalle orbite – anche il mio infervoratissimo professore di filosofia del liceo: “La polis è malata quando c’è la stasi!”.

La cura alla stasi è l’azione, è il non accettare supinamente la deriva ma assumere consapevolmente il proprio ruolo. Cosa ha mai ottenuto chi si è nascosto dietro a un dito, dietro a scuse?

Ci penserà l’AMA… Un giorno se ne occuperà il Servizio Giardini… Nel frattempo però mi faccio gli affari miei. Ah, dimenticavo che non ho tempo.  Balle.

Il tempo lo trova chi lo vuol trovare. Meglio un “non mi rimbocco le mani perché non mi interessa” di mille giri di parole.

Retake significa armarsi e partire, pulire la città per poterla vivere ora, subito. Non quando il Servizio Giardini renderà agibile il parchetto sotto casa. Ora. La vita è ora.

Esistono dei gruppi di volontari per ogni zona di Roma (trovate i gruppi su Facebook) e anche per altre città (ad esempio Napoli, Taranto e Palermo). Senza contare che alcune società organizzano retake per i propri dipendenti come attività socialmente utili. Non preoccupatevi però: non è necessario avere un gruppo, si può agire anche in solitaria con altrettanta soddisfazione. Cosa serve? Animo positivo (e a volte una busta di plastica). Esci, vedi una bottiglia di birra vuota su un muretto, la prendi e la butti nella campana del vetro. Vai a fare una passeggiata in un parco, ti imbatti in una busta di chips abbandonata a terra, la raccogli e magari la riempi con altri rifiuti che trovi sulla via.

Perché? Perché no! E’ forse meglio aspettare che qualcuno renda migliore la nostra vita mentre noi rimaniamo inerti? Basta scuse, basta pigrizia. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, oppure persegui nel tuo disinteresse ma poi non ti lamentare se le cose non vanno nel verso giusto.

[nella foto stavamo raccogliendo rifiuti al Parco degli Acquedotti di Roma (bellissimo, se non lo avete mai visto andateci) con una ciurma di ragazzini urlanti. Nonostante a prima vista il parco sembrasse pulito, abbiamo raccolto un bel po’ di rifiuti. Uno tra tutti: una cassaforte da muro divelta e aperta a un’estremità (povero il proprietario)]

Tengo a precisare – a scanso di equivoci – che i volontari non sono pagati da nessuno. Al massimo, chiedono un contributo ai passanti per l’acquisto dell’attrezzatura necessaria a pulire.

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