Italia, Unione Europea

Mattarella a Londra

giugno 17, 2015

A fine maggio il Presidente Sergio Mattarella ha attraversato Alpi e Manica per il suo primo incontro istituzionale in veste di Presidente della Repubblica a Buckingham Palace.
Prima di tornare a Roma ha tenuto un breve discorso alla London School of Economics e armata di reflex e Moleskine viola sono andata ad ascoltarlo.
Piccola premessa: essendo l’evento affollato ho dovuto prenotare il biglietto.
La precedenza è stata data agli studenti della LSE che hanno potuto accedere ai biglietti con qualche ora di anticipo, mentre i biglietti avanzati sono stati divisi tra chi ne ha fatto richiesta via e-mail.
Ho inviato la domanda appena il link è comparso sul sito della LSE e il giorno dopo mi è stato comunicato che ero riuscita ad aggiudicarmi un biglietto. Me l’hanno poi inviato per posta e l’ho trovato nella buca delle lettere il giorno del mio compleanno (che emozione!) tra lo stupore generale (“Hai un incontro con il Presidente della Repubblica? Wow!”).
Il motivo principale che mi ha spinto ad andare è la curiosità. Non avevo ancora avuto modo di ascoltare discorsi di Mattarella e alla luce del ruolo che ricopre sia in patria sia come nostro rappresentante all’estero volevo osservarlo da vicino. Inoltre occasioni simili sono più difficili da scovare in Italia, quindi vincendo la stanchezza dell’esame dato poche ore prima sono tornata a casa, mi sono messa una camicetta colorata e una giacca, missione: Mattarella a Londra!
Da studentessa della UCL devo ammettere che gli approfondimenti organizzati dall’Italian Society della LSE sono degni di nota, soprattutto per il calibro degli ospiti.

Il discorso del Presidente

Il discorso è durato poco meno di mezz’ora e c’è stato il tempo di rispondere a tre domande, tre di numero.
Il focus era sull’Europa, sul suo futuro e sul ruolo dell’Italia in questo contesto.
Dopo un breve riepilogo di come si sia arrivati all’attuale Unione Europea il Presidente ha tenuto a precisare come il sentimento europeista, seppur affievolito, sia ben radicato in Italia che fu tra i Paesi fondatori dell’allora Comunità Economica Europea.
Ha sottolineato e ribadito l’importanza dell’UE proprio in Inghilterra dove entro il 2016 un referendum deciderà della permanenza inglese nell’Unione. Il clima di instabilità è talmente innegabile che il Presidente ha ripetuto le parole di Jean Monnet (uno dei padri fondatori dell’Europa) di fronte al fallimento della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio: “Non ci sono disfatte se non si accettano“, affermando che in effetti in quei momenti la fine del processo di integrazione europea sembrava imminente. Dalla fine può nascere un nuovo inizio.
I tre punti centrali del suo discorso riguardano le crisi che l’UE sta affrontando:

  • la crisi finanziaria.  Il meccanismo di stabilizzazione e il rafforzamento dell’intero sistema bancario europeo con una Banca Centrale più autorevole sta avendo un effetto positivo.
    La crisi va vista come un’occasione di sviluppo. Nessuna marcia indietro sulla moneta unica, un irreversibile passaggio verso un’unione più forte e credibile che in futuro sarà anche politica.
  • la crisi migratoria.  La situazione in cui ci troviamo è simile a quella immediatamente successiva alla seconda guerra mondiale. Le cause dei flussi migratori però non vengono messe in luce a sufficienza: i migranti mettono in pericolo la loro vita perché l’Europa è un faro di valori di cui non godono nelle loro terre d’origine. E’ sulla capacità di includerli nel nostro tessuto sociale che bisogna lavorare, non sull’esportazione della democrazia. Il modo in cui trattiamo i migranti ci mette di fronte a uno specchio: nelle modalità di accoglienza sul breve e sul lungo raggio si riflette l’identità europea.
    Si è soffermato su Mare Nostrum e sul ruolo centrale dell’Italia, sul suo funzionamento e en passant  sulle critiche mosse da alcuni Stati Membri e motivate dal fatto che a loro avviso avesse l’effetto di far arrivare più migranti. Le parole su Triton sono state dure ma pacate: si tratta di una risposta emergenziale assolutamente insufficiente sul lungo raggio. Bisogna fare di più: la collaborazione con i paesi di provenienza è necessaria e ci si sta lavorando convincendo anche l’opinione pubblica che aiutare i paesi di provenienza è giusto e lungimirante, ma nel frattempo l’unica parola che dovrebbe prevalere è solidarietà. La macchina europea si è mossa troppo tardi dopo che troppe persone hanno perso la vita.
    Se la risposta non sarà congrua, ci potremmo trovare di fronte a situazioni ingovernabili nel(l’immediato) futuro.
  • le crisi ai nostri confini. I confini europei sono teatro di conflitti: l’Ucraina e il sud del Mediterraneo sono scenari ad alta instabilità e la risposta per essere decisiva deve essere comune. L’azione europea deve essere univoca per essere credibile, con gli Stati membri non focalizzati unicamente sul loro tornaconto personale.

A queste sfide si può rispondere solo con visioni di lungo periodo.
In poche parole: serve più Europa.
Gli Stati membri hanno i loro interessi e come tali vanno compresi e rispettati, tuttavia non possono e non devono bloccare il processo di integrazione.
Il motto dell’UE è uniti nella diversità. Le differenze di pensiero vanno preservate, il pensiero unico ha effetti castranti. Non dobbiamo dimenticare che l’Europa è un insieme di minoranze.
Dovremmo rispondere alle crisi, e in particolare a quella migratoria, in quest’ottica.

Curiosità e Pensieri

Il discorso è stato tenuto interamente in italiano.
La sala era effettivamente gremita! Certo, eravamo prevalentemente italiani, ma fa sempre piacere.
Poi che i due uomini sulla quarantina alla mia destra non sapessero nemmeno come fosse fatto Mattarella urlando “è lui” appena un ciuffo di capelli bianchi spuntava dalla porta, mentre dei giovani universitari alla mia sinistra si siano stufati dopo neanche cinque minuti non conta, vero?
La mia impressione è stata nel complesso positiva: sono fiera che il mio Paese non lasci morire in mare persone che disperate tentano di raggiungere le nostre coste. In questa solidarietà mi riconosco.
Quando però il Presidente afferma che ci vuole più Europa mi sorge spontanea una domanda: quale Europa?
L’Europa che gioca al rimpallo dei migranti (vedi la Francia che chiude la frontiera o la Germania che nella forma accetta le quote mentre nella sostanza blocca il loro funzionamento, anche se a rigor del vero si sta impegnando molto nell’accoglienza dei profughi siriani)? L’Europa che insieme al Fondo Monetario Internazionale riduce sul lastrico gli Stati “che non fanno i compiti”? Cosa dire del sistema sanitario greco distrutto? Cosa dire alle persone malate che in Grecia pagano medicinali antitumorali anche 1000€ a dose? Come giustificare il fatto che sempre in Grecia la mortalità infantile sia aumentata per il peggioramento delle condizioni igieniche e l’impossibilità economica di alcune madri di ricorrere a visite di controllo e cure basilari?
Non ci sono giustificazioni e tentare di darne equivarrebbe ad arrampicarsi sugli specchi con sacche di cinismo e indifferenza sulle spalle.
Rispondere all’emergenza migranti con solidarietà da parte di tutti gli Stati Membri potrebbe essere un inizio, ma questi valori che vengono cercando li stiamo pian piano vergognosamente distruggendo.

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