Unione Europea

L’Inghilterra non ci vuole più?

gennaio 29, 2015

Cos’è tutto questo vociare sul fatto che l’Inghilterra non ci vuole più?
Cosa sta succedendo?

Il 28 Novembre il Primo Ministro inglese, David Cameron, ha tenuto un discorso sui flussi migratori in perenne crescita verso l’Inghilterra, diretto senza troppi giri di parole all’Unione Europea.
Dopo una breve captatio benevolentiae su come il Regno Unito non rinneghi la libertà di movimento di cui noi europei godiamo (una delle libertà su cui è stata costruita la Comunità Europea e, in seguito, l’Unione) ha proposto cinque misure:

  1. Il rimpatrio degli europei in cerca di lavoro che in sei mesi non siano stati in grado di trovarlo. Può farlo? In principio sì, in pratica con molte difficoltà dato che è sufficiente provare di avere delle chances di trovare lavoro per evitare di essere rimpatriati.
  2. L’imposizione di un periodo di attesa pari a 4 anni per accedere alle misure a beneficio dei lavoratori. Un esempio? Chiedere l’assegnazione di una casa.
    La Corte di Giustizia dell’UE però ha stabilito più volte che il cittadino europeo alla ricerca di lavoro in un altro Stato membro ha diritto di accesso ad alcune di queste misure.
    Inoltre l’articolo 45 del Trattato sul Funzionamento dell’UE vieta qualsiasi tipo di “discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro”.
  3. La non concessione dei benefici per i figli che vivono in un altro Stato membro. La regola opposta è però contenuta nel regolamento 883/2004 sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
  4. Impedire ai nuovi cittadini europei di cercare lavoro in altri Stati membri finché l’economia dello Stato di provenienza non abbia, almeno parzialmente, raggiunto il livello di quella del Paese di destinazione. Questo è forse la proposta più fattibile dato che, almeno sulla carta, ai lavoratori provenienti da Romania e Bulgaria sono state imposte delle restrizioni temporanee alla libertà di movimento per i 7 anni successivi all’accessione.
    C’è da dire però che nei prossimi 5 anni non è prevista nessuna nuova accessione.
  5. Rendere più semplici le procedure per rimpatriare criminali, truffatori e mendicanti provenienti da altri Stati membri e proibirgli di tornare. In linea di massima è possibile, ma la direttiva 38/2004 richiede un’analisi caso per caso ed offre protezione agli espulsi per evitare espulsioni arbitrarie o di massa. Inoltre, alla luce dell’articolo 27 della stessa, una condanna penale non è un motivo sufficiente per espellere un cittadino europeo.

Come potete vedere, tutti le proposte di Cameron riguardano la libertà di movimento.
Essendo questa una delle basi dei Trattati, non è sufficiente che un politico, per quanto importante, chieda cambiamenti affinché questi vengano apportati. Per modificare i Trattati ci vorrebbero anni in quanto è richiesto il voto unanime di ben 28 Stati!
Sono stata ad una conferenza a riguardo e tutti coloro che sono intervenuti consigliavano a Cameron un approccio più “ordinario”: essere più presenti a Bruxelles, stringere alleanze durature, farsi valere. Adottare una strategia migliore, in poche parole.
Al momento, l’Inghilterra non ha alleanze che la possano supportare in cambiamenti simili. Potrebbe averle, ma non le ha.

E soprattutto, come facevano tristemente notare, la Germania non vuole modificare i Trattati.

Ma perché Cameron ha avuto questa uscita proprio ora?
Ci sono fior fior di studi che dimostrano come l’immigrazione dall’Unione Europea abbia un impatto positivo sull’economia inglese. Uno degli ultimi risale a inizio Novembre ed è stato concluso dal Centro per la Ricerca e l’Analisi dell’Immigrazione della UCL, la mia università.
La risposta è semplice: le elezioni si avvicinano. A maggio gli inglesi dovranno pronunciarsi su come vogliono che l’Inghilterra cambi nei prossimi cinque anni.
La pressione è dovuta ai successi dell’Ukip (UK Independence Party) di Nigel Farage, un partito di destra che si è imposto come il terzo partito a livello nazionale nelle elezioni locali del 2013 e che alle Europee del 2014 ha riscosso la maggioranza dei voti inglesi.
Cameron ha il fiato di Farage sul collo e tenta di sedurre gli elettori dell’Ukip, che propone l’uscita dall’Unione Europea come unico mezzo per potersi riappropriare delle frontiere inglesi.

 

Questo post è frutto di una mia analisi personale, unita a quanto ho appreso alla conferenza del UCL European Institute (Pathways to EU Reform) e all’articolo “Cameron’s migration speech and EU law: Can he change the status quo?” di Camino Mortera-Martinez.

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