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La prova scritta dell’esame da avvocato – 2

gennaio 14, 2018

Come vi anticipavo nel post precedente, durante la prova scritta dell’esame da avvocato succedono cose strane: si parla, ci si confronta, ci si scambiano i codici, etc. Non esiste un servizio di sorveglianza?

I commissari e la polizia penitenziaria

Certo che esiste un servizio di sorveglianza: è composto da commissari della Corte di Appello del luogo in cui si svolge l’esame e dalla polizia penitenziaria.

Ai commissari non interessa minimamente cosa voi facciate durante l’esame, mentre la polizia penitenziaria è molto più rigida, ma pur sempre con le mani legate. Al massimo sgridano chi sorprendono a chiacchierare e fanno qualche battuta (“Tutti vengono a chiederle consulto, sarà bravissimo! Mi segno il suo nome così quando escono i risultati vedo se l’ha passato!”). Nel caso più eccezionale li ho visti sequestrare dei quaderni e subire persino l’ira delle persone beccate a consultarsi (“Mi lasci lavorare!” e simili). A Roma eravamo 2.970 divisi in due capannoni e in quello in cui mi trovato, nonostante alcuni comportamenti poco professionali, non è stato espulso nessuno.

Vi dirò di più, molti commissari parlano. Non dimentichiamoci che sono per lo più avvocati e devono dare dimostrazione della loro competenza. Capita quindi che alcuni commissari passino e dicano la soluzione; altri invece si limitano a dare qualche indicazione, pochi tacciono. Durante la prova scritta di penale, ad esempio, una delle tracce era estremamente semplice ed eravamo tutti molto stupiti. Ci chiedevamo se potesse essere così lineare o se, più probabilmente, ci stesse sfuggendo qualcosa. Un commissario si è fermato chiedendo  a dei ragazzi che dubbi avessero e ha detto: “La pasta alle vongole è la più buona in assoluto: sembra semplice, ma bisogna saperla fare. Non partite per la tangente con teorie strane: limitatevi a fare la pasta alle vongole per bene e basta. E’ dalle tracce semplici che si capisce se siete preparati”. Bisogna fidarsi? Ascoltate tutto quelle che viene detto, ma poi ragionate di testa vostra. Personalmente ho sentito solo cose giuste, ma non bisogna fidarsi ciecamente.

I raccomandati

Esistono? Certezze non ne ho, ma posso dirvi che poco lontano da me c’era una persona piuttosto adulta con la quale i commissari si fermavano sempre a parlare. Un caso? Non so, ma ci fosse stato un commissario che non si è fermato a chiedergli come andasse e quali dubbi avesse.

Il caos della prova scritta

Può sembrare strano che durante un esame di Stato ci sia il caos, ma è così: è una costante esattamente come la fila (la fila per entrare la mattina, la fila per i bagni, la fila per consegnare e la fila per uscire). A Roma, il primo giorno, appena sono state dettate le tracce circa un terzo dei presenti si è alzato e si è messo in fila davanti ai bagni al solo scopo di consultarsi – o forse si trattava di uno stimolo urinario collettivo, chissà.

Dicono che in Nord Italia il caos sia meno palese e che invece al Sud i banchi vengano uniti dai candidati per svolgere il compito in gruppo (senza contare che in alcune sedi ci si porta il cellulare).

Inoltre anche quando il tempo finisce, tantissime persone continuano imperterrite a scrivere – e non parlo di un minuto dopo ma di 15 – nonostante le minacce dei commissari. Regna l’anarchia!

Il tour de force della prova scritta

Senza dubbio è un esame che mette a dura prova. Bisognerebbe evitare di arrivarci stanchi, ma non sempre è facile.

Inoltre, anche se le singole prove scritte durano 7 ore l’una, non si tratta mai di 7 ore. A Roma, ad esempio, i cancelli aprono alle 8 del mattino e rimangono aperti fino alle 09:30. Per quanto mi riguarda, arrivavo la mattina anche prima delle 8 (svegliandomi quindi verso le 6) perché venendo in macchina temevo di trovare traffico o magari un incidente – e il Raccordo bloccato per sempre (tipici pensieri apocalittici pre-esame). A posteriori, vi dico che si può arrivare tranquillamente anche verso le 9 dormendo qualche ora in più.

Dopo aver varcato i cancelli della Fiera di Roma (e non di Mordor, anche se la sensazione è più o meno la stessa), ci si mette in fila per entrare nel capannone in cui si svolgerà l’esame. Prima però si passa attraverso un altro capannone dove si svolgono i controlli di sicurezza a cura della polizia penitenziaria, con tanto di metal detector.

Le tracce non vengono dettate prima delle 11:30 (nel migliore dei casi), quando tutti si sono seduti ai propri posti. Spesso i bagni vengono chiusi perché si chiacchiera troppo durante la fila. I commissari – disperati – cercano di inventare modi per evitare le chiacchiere nei pressi dei bagni, ad esempio mandando in bagno 10-20 persone alla volta. A seconda di dove siete seduti, quindi, il vostro turno potrebbe non arrivare mai. Un consiglio: andate in bagno appena arrivate e bevete poco.

Dall’esterno può sembrare assurdo che un esame di Stato si svolga in questa maniera, ma fidatevi che anche dall’interno non è un bello spettacolo. Piuttosto che riformare l’esame togliendo i codici commentati, sarebbe il caso di eliminare le disparità di trattamento tra sedi d’esame (non è una novità che chi può lo faccia al sud), fare due sessioni l’anno (così da non far perdere un anno di vita a chi non passa lo scritto) e magari di rendere la prova scritta più attuale facendola fare al computer (sì, si fa ancora con carta e penna).

Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma non vorrei annoiarvi. Parlerò della prova scritta dell’esame un’ultima volta nel prossimo post, che riguarderà il mondo dei celeberrimi corsi di preparazione che ruotano intorno all’esame.

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