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Il sogno dei grandi studi legali

febbraio 12, 2018

L’ispirazione per questo post viene proprio da voi, cari lettori. In molti mi contattate per avere qualche consiglio o chiarimento sul mondo dei master, della pratica forense e dei grandi studi legali. Vorrei darvene una visione senza filtri, visione che spesso manca a chi dall’università deve ancora uscire. Cercherò di fare un po’ di chiarezza su questo sfavillante mondo.

Per molti studenti universitari i grandi studi legali rappresentano una meta, una El Dorado riservata ai più brillanti. Questi, se avranno la fortuna di essere selezionati, lavoreranno a fianco di professionisti di altissimo livello. Sicuramente non è una riflessione errata. Il problema è che spesso si tende a guardare solo a un lato della medaglia, facendo passare in secondo piano quello che lavorare in questi studi implica e che non è di secondaria importanza.

A cosa mi riferisco? Alla vita sociale. Ce l’avevate? Bene, dimenticatela (soprattutto durante la settimana).

I ritmi di lavoro nei grandi studi sono molto serrati e prima delle 20:30 (se va bene) non si esce mai. I week-end vengono spesso fagocitati dal lavoro e lo stesso può capitare alle vacanze. La paga è alta rispetto agli standard, ma bisogna guardare all’intero pacchetto.

Quello che non si dice è che in questi studi ci sono molte persone frustrate dai ritmi estenuanti e molti infelici che si trascinano per inerzia. Si sono lasciati convincere dall’equazione “grande studio legale = successo”? Si sono lasciati trasportare dalle situazioni senza chiedersi cosa volessero realmente? Si sono lasciati abbagliare dal sogno dei grandi studi legali? Erano convinti che fosse la loro strada ma poi hanno cambiato idea? La paga fa gola e quindi “in fondo va bene così”? Ognuno ha i suoi motivi, ma quello che mi sembra un fattore comune è il non aver risposto sinceramente alla domanda: “Sono disposto a vivere principalmente per e di lavoro?”.

Da quello che ho potuto osservare in questi due anni, le persone che soffrono di più la carenza di vita sociale sono i single che, alla luce degli orari totalizzanti, temono di rimanerlo a vita. Non prendiamoci in giro: chi lavora in questi studi vive lì dentro, quindi se non ha il tempo di trovare l’amore all’esterno dello studio, lo cerca all’interno. La nascita di coppie all’interno degli studi, con tutti i chiacchiericci che ne conseguono, non è infrequente. Addirittura alcuni studi vietano le love stories tra colleghi e non si fanno problemi ad allontanare il “meno forte” dei due.

Attenzione: non sto demonizzando i grandi studi. Con il giusto approccio, sono luoghi in cui si impara tanto. Vi sto solo consigliando di chiedervi se siete davvero disposti a rinunciare a una buona parte dei vostri interessi e della vostra vita sociale. E’ una domanda fondamentale, alla quale dovete dare una risposta sincera.

“Sono disposto a mettere al primo posto il lavoro? Sono disposto a dare buca agli amici 8 volte su 10? Sono disposto a essere sempre reperibile e a mollare tutto se c’è bisogno di me?”. Sì o no? Una volta che vi sarete dati una risposta sincera, agite di conseguenza.

Del resto non è detto che la risposta sia negativa. Magari siete disposti a questo tipo di vita, forse diventerete dei partner brillanti o magari siete disposti a lavorare nei grandi studi solo per un periodo, l’importante è essere sinceri con voi stessi. Capisco che appena usciti dall’università la prospettiva dei grandi studi possa sembrare allettante, ma il lavoro – con le sue scadenze e le sue regole – è ben diverso dallo studio. Potreste pensare che sia solo il praticantato a essere molto duro e che con il titolo di avvocato le cose migliorino, ma non è proprio così. Più si va avanti più aumentano le responsabilità, le pratiche e i compiti. Si guadagna di più ma il work-life balance non migliora.

C’è chi regge bene la botta, chi sembra nato per fare questo lavoro, chi ci mette un po’ ad assestarsi e chi ce la fa in apparenza ma non nello spirito. Eppure, parlando con chi rientra in quest’ultima categoria, ho l’impressione che se si fossero posti sin dall’inizio la domanda: “Sono disposto a fare questa vita?”, se avessero saputo realmente di cosa si trattava e se si fossero dati una risposta sincera – lasciando da parte i sogni di gloria, nonché le aspettative della società e della famiglia – avrebbero preso una scelta diversa. Invece ora sono infelici e insoddisfatti, in un posto in cui non vorrebbero stare, facendo un lavoro che non hanno intenzione di continuare ma che comunque continuano a fare.

Farsi domande è difficile, darsi risposte ancora di più. Eppure è essenziale, soprattutto quando si tratta del proprio futuro.

Abbiamo solo una vita per essere felici, non buttiamola al vento per il sogno dei grandi studi legali se non ne siamo davvero convinti. Non essere fatti per i grandi studi (o per la consulenza, o la finanza) non significa essere da meno, significa solo avere altre prospettive di vita.

Siate sinceri con voi stessi, abbiate il coraggio di dirvi tutta la verità. Fate ciò che vi rende felici e siatene fieri, perché non sarà un nome sul curriculum o un logo su Linkedin a dire chi siete e quanto valete.

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