Italia, Pensieri

Il corpo della donna bene comune

settembre 1, 2016

Ieri mi son svegliata e ho scoperto tutto d’un tratto che il mio corpo era diventato bene comune.
Il corpo della donna bene comune? Ohibò, che novità è questa?

Ormai, tristemente, noi donne siamo abituate agli attacchi alle nostre libertà. Ci dicono come vestirci, come non vestirci, quanto dobbiamo pesare, come dobbiamo comportarci e soprattutto cosa dobbiamo fare e cosa non possiamo fare del nostro corpo. Dopo i continui tentativi di minare l’applicazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, sia nelle piazze, dove gruppi di persone che si professano per lo più tolleranti e aperte al perdono ci dicono che commettiamo peccato mortale se decidiamo di non portare a termine una gravidanza, sia nei consultori, dove professionisti non medici fanno obiezione di coscienza mettendo i loro principi davanti alle richieste dei pazienti, adesso, sulla stessa linea, ci dicono che dobbiamo avere figli da giovani, che il tempo passa e che la menopausa in primis, l’andropausa in secundis, sono dietro l’angolo.

Adesso, tutto a un tratto, qualcuno ai piani alti si è reso conto che siamo un Paese vecchio con tasso di natalità bassissimo, se non inesistente quando compensato dal tasso di mortalità. E cosa ha deciso di fare? Di dirci che aspettando rischiamo di non cogliere l’attimo e di non riuscire a mettere al mondo figli. Come? Con una sorta di memo che suona più come una minaccia: Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva.

Chiunque tu sia, che diritto hai di parlarmi con questi toni velatamente minacciosi? Di dirmi cosa fare del mio corpo ricordandomi che la bellezza non ha età, la fertilità sì, elevando anche la bellezza a valore? Ah, ecco il passaggio logico che mi mancava, ora la fertilità è un bene comune e per una sorta di proprietà transitiva anche il mio corpo lo diventa.

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Sul serio siamo arrivati a questo? Il corpo della donna bene comune? Così che tu possa dirci cosa farne? Così che tutti possano farlo? Perché se è comune è di tutti e tutti possono dire la loro sulla sua destinazione.

E’ una visione piuttosto retrograda e degradante: lascia intendere che noi donne non saremmo in grado di prendercene cura come dovremmo e che quindi sia necessario l’intervento di un esterno. Fatemi capire, ora che la Chiesa ha meno presa sulla popolazione, interviene lo Stato?

Rendiamolo invece un bene da rispettare e rispettiamolo sempre.

E se è così importante mettere al mondo dei figli dateci la possibilità di farlo. Non buttateci fuori appena vi diciamo che aspettiamo un bambino, non discriminateci perché prendiamo questa scelta. Non rinnovate il contratto alla ragazza senza figli solo perché non ne ha. Perché una buona parte di noi vorrebbe mettere al mondo dei bambini ma semplicemente non ne ha la possibilità e aspetta il momento giusto che potrebbe non arrivare. Mia nonna dice sempre che se si dovesse sempre aspettare il momento giusto non si concluderebbe mai nulla, ma possiamo essere colpevolizzate perché non ce la sentiamo di farlo finché non raggiungiamo una parvenza di stabilità economica? Che ci vuole a fare un figlio, ma poi chi lo mantiene, i nonni? Quelli che ancora lavorano, finché non andranno in pensione se mai ci andranno? Dovremmo forse essere più coraggiosi e farlo lo stesso? Facile essere coraggiosi con i portafogli altrui.

A chi reclama il nostro corpo e ci sbatte in faccia una clessidra a ricordarci che il tempo passa e non si torna indietro, vorrei chiedere: ma fai sul serio? Ma secondo te non ne sono al corrente? Se proprio vuoi un cambiamento, invece di trattarmi come un utero e basta, aiutami. Rendimi più semplice e veloce l’entrata nel mondo del lavoro, offrimi più servizi, un posto assicurato al nido e ore di lavoro più sostenibili senza dover finire a casa a fare la casalinga nonostante il tempo passato a studiare/lavorare per crearmi un curriculum. Alleviami le preoccupazioni che è in tuo potere alleviare, rendimi la vita più semplice per quanto ti compete. In fondo sei lì per questo no? Per offrire un servizio migliore ai cittadini, non solo per assicurarti salari da capogiro.

Perché al contrario di quanto si crede a molte di noi piacerebbe avere figli e se potessimo li avremmo già. Ne parlavo proprio qualche giorno fa con un’amica di 24 anni. Entrambe dopo il liceo abbiamo deciso di proseguire gli studi, ma finendo l’università intorno ai 24-26 anni, se tutto va bene, e con la difficoltà attuale di trovare lavoro a meno che non si venga da certi ambienti o non si abbia una determinata formazione, come possiamo avere figli prima dei 30?

E se invece non volessimo avere figli? Meriteremmo meno rispetto? E se non potessimo averne, questa campagna non risulterebbe ancora più offensiva?

Ritengo che gli ideatori di questa campagna dovrebbero riflettere sui toni utilizzati e rendersi conto di quanto il loro appello sia svincolato dalla realtà. Perché una persona che mi dice di da[rmi] una mossa, non aspettare la cicogna, mi sembra provenire da un mondo parallelo. E questo forse è ancora più grave e offensivo: una classe dirigente che non ha la minima percezione della realtà in cui vive buona parte della popolazione, che non si rende conto dei motivi che portano gran parte di noi a non avere figli prima dei 30 e che non sembra neanche interessata a capirlo.

Una classe dirigente che pensa di sistemare le cose con gli slogan.

Il corpo delle donna non è un bene comune. Siamo stufe di sentirci dire cosa fare. Lasciateci in pace. Toglieteci le mani di dosso. 

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