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Il colloquio in uno studio legale internazionale

novembre 23, 2015

Eccoci arrivati a quella che speravo fosse la tappa successiva al master a Londra: il colloquio in uno studio legale internazionale. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché avevo altro per la testa, ve ne parlo a posteriori andando per gradi.

L’invio del curriculum vitae

L’invio del curriculum vitae è il primo passo verso il colloquio.
Alcuni studi chiedono anche i voti degli esami del corso di laurea e del master.
In un caso mi hanno contattata chiedendomi addirittura la tesi (!).
Ho inviato il mio cv alle sedi italiane degli studi internazionali, più precisamente a Roma, perché posso dirvi con certezza che un LL.M. (Master of Laws) è più facilmente spendibile fuori dall’Inghilterra.
Parliamoci chiaro: quanti studenti non-inglesi ne hanno uno? Pochissimi. Infatti, facendo un rapido confronto degli impieghi post-master, i compagni di corso che sono riusciti a entrare in studi legali internazionali lo hanno fatto nei paesi di provenienza (ad esempio, Italia, Francia, Germania).
Anche l’invio di un cv può far entrare in crisi: quale formato inviare? Quali attività includere? S
olo quelle legate al posto per cui lo si sta inviando o anche altre? Cosa scrivere nella lettera di presentazione? E soprattutto, in che lingua scriverla?
Io ho inviato il cv Europass, il formato europeo da compilare seguendo le istruzioni contenute nel documento che potete scaricare dal sito. Ho anche inserito la mia foto, fatta per l’occasione e dopo essere uscita dal parrucchiere; trucco leggero (talmente leggero che sembrava non ci fosse), camicia bianca, giacca grigia e sfondo bianco. Per quanto riguarda le “attività extra”, ho fatto cenno al volontariato e alle ripetizioni.
Oltre al cv, è necessario inviare una lettera di presentazione. Dopo una piccola ricerca ho scoperto che la raccolta dei cv è fatta dalle sedi locali degli studi, di conseguenza l’ho scritta in italiano. Ma la questione è: cosa scrivere? Lo scopo è sicuramente quello di attirare l’attenzione, per far sì che la vostra candidatura spicchi tra tantissime altre. Personalmente ho parlato del mio interesse per il diritto della concorrenza, di come sia nato e di come si sia poi evoluto; due parole sulla tesi del master e tanta energia.

Le risposte

Quanto ci vuole per avere una risposta? Dipende.
Sui siti degli studi c’è scritto tre settimane – un mese, ma la verità è che tutto dipende dalle necessità degli studi stessi. Come ho sentito dire spesso, il timing è fondamentale, ma come fare a sapere quale studio cerca chi? Ci vuole anche fortuna. A volte si viene contattati dopo una settimana, a volte dopo 5 mesi. Io sono stata contattata dopo una settimana da uno studio che chiedeva la tesi del master (e che poi si è volatilizzato) e dopo un mese da un altri tre, di cui uno mi comunicava che a Roma non prendono praticanti, un altro voleva i voti degli esami e un altro ancora invece voleva conoscere la mia disponibilità a un colloquio al massimo nei tre giorni successivi.

Il colloquio

Il primo colloquio si è tenuto con due avvocati dello studio, in un assolato pomeriggio di ottobre.
Sono arrivata con dieci minuti di anticipo, mi hanno fatta accomodare nella sala riunioni e dopo quindici minuti è iniziato il colloquio. Gli avvocati si sono presentati e, curriculum alla mano, hanno cominciato a farmi domande su quello che gli era poco chiaro (ho un percorso di studi particolare alle spalle), intervallando il tutto con un paio di domande di diritto a bruciapelo. Quale diritto? Io avevo ripassato anche procedura civile, ma essendo il colloquio per uno stage nel settore concorrenza le domande si sono limitate a quello. A meno che non siate già avvocati, in questi grandi studi si entra tramite stage, di solito tra i tre e i sei mesi, al termine del quale, se tutto fila liscio, dovreste essere assunti come trainee.
Ovviamente mi era stato comunicato in precedenza che gli avvocati che avrebbero condotto il colloquio erano del settore concorrenza, ma non si sa mai. Essendo un’occasione più unica che rara non volevo farmi trovare impreparata. Dopo aver inquadrato il mio percorso di studi, hanno cominciato a testarmi. Dato che si tratterebbe della mia prima esperienza lavorativa, hanno precisato che il fatto che fossi una novellina gli faceva sorgere dei dubbi, mentre non contestavano il livello di preparazione teorica.
Hanno insistito molto sugli elevati ritmi lavorativi e mi hanno comunicato che mi avrebbero fatto sapere nel corso della settimana successiva. Invece sono stata contattata due giorni dopo per fissare un colloquio con i partner, cioè gli avvocati di livello più alto, sempre nei tre giorni successivi.
Saltavo dalla gioia! Era un’occasione che non potevo lasciarmi sfuggire, quindi via a ripassare tutto il ripassabile in tema di diritto della concorrenza! Tre giorni dopo ero lì, alle 8 di sera, pronta per incontrare i partner. Ero molto serena, l’unica cosa che mi preoccupava era la possibile durata del colloquio, che invece è durato una decina di minuti. Mi è stato chiesto se fossi aggiornata sulle ultime sentenze in tema di concorrenza (meno male che avevo dato un’occhiata!), ne abbiamo discusso e mi hanno fatto una domanda tecnica semplice ma che con il diritto della concorrenza non aveva nulla a che fare. Sono seguite domande sul mio percorso di studi (avevano il mio cv davanti) e anche sul volontariato, che ha fatto una bella impressione alla luce del fatto che in quello studio è un tema molto sentito. Anche loro hanno insistito sui ritmi di lavoro, sull’effetto pressoché totalizzante e sulla necessaria motivazione fortissima, essenziale per sopravvivere.
Non so se sia stato un lapsus freudiano, ma nell’accompagnarmi alla porta mi hanno detto: “A presto”. Ero esaltatissima, felice e soddisfatta, mi ero fatta valere. Non volendo sperarci troppo, alla luce delle delusioni precedenti, ho cercato di calmarmi. Quando però il giorno dopo mi hanno chiamata per offrirmi il posto di stagiaire, tutta la gioia è esplosa!
Ho iniziato lo stage due giorni dopo, non potevo crederci nemmeno io.

Due parole sull’abbigliamento: noi donne sappiamo crearci mille problemi anche dove non ci sono.
Il tasto “abbigliamento da colloquio” può diventare molto dolente, soprattutto quando si cerca di mediare tra professionalità e comodità. Io ho indossato una camicia panna non aderente comprata a Londra da Primark (dopo aver fatto un giro per negozi ho stabilito che mi stava molto meglio di tutte le altre provate), dei pantaloni neri da ufficio di Zara e una giacca nera avvitata di Talco.
Per quanto riguarda le scarpe, avevo letto articoli e post in cui si diceva di evitare le ballerine, neanche fossero la peste. Ma io che indosso sempre scarpe basse mi sarei sentita in difficoltà con i tacchi, soprattutto se per arrivare allo studio dovevo camminare sui sampietrini. Quindi, al grido di “Se non mi prendono non sarà per le ballerine”, sono andata in ballerine nere, sia al primo sia al secondo colloquio.

Il master è servito?

Assolutamente SI’! Avevo già inviato il cv allo studio legale in cui sto facendo lo stage prima di partire per il master, ma non ero più stata contattata. Ora invece, oltre a essere stata chiamata per un colloquio, ci lavoro. Senza contare il livello elevatissimo di preparazione che mi ha fornito.
Finalmente si inizia a raccogliere il seminato!

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