Food, Italia

Diario di una teinomane

dicembre 22, 2015

Benvenuti nel diario di una teinomane! Willkommen, bienvenu, welcome!
Ebbene sì, sono una teinomane, non da lunghissima data a dirla tutta. Lo sono diventata col tempo, forse spinta dal disgusto per il caffè: sin da piccolina persino l’odore mi dava il voltastomaco, mentre mia sorella stava lì a sniffarsi la busta di caffè macinato appena uscito dalla torrefazione.
Inizialmente il mio rapporto con il tè era molto poco coinvolgente: lo bevevo a colazione prima di andare a scuola, senza interesse e anche con un po’ di svogliatezza. Poi una nonna super mi ha iniziato al té vero: ricordo ancora la sorpresa del primo Earl Grey al bergamotto, non mi sembrava vero che il té potesse avere un sapore diverso da quella schifezza che bevevo la mattina. Da quel pomeriggio, ho cominciato a muovere i primi passi verso un mondo vasto e profumato. Vi dico solo che prima di lasciare Londra ho speso una quarantina di sterline in té, facendo scorte per quest’inverno e forse anche per il prossimo.

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Pensateci: senza arrivare fino in Giappone, il tè prevede un cerimoniale anche quando lo preparate nelle vostre cucine. Ci vuole calma nel prepararlo e nel sorseggiarlo, non si butta già in un sorso solo.
In Italia il caffè è più diffuso, ma vi assicuro che il tè è una piacevolissima scoperta.
Già passare dalle classiche bustine da supermercato al tè sfuso è un salto di qualità non indifferente, senza contare che le bustine inquinano di più in quanto vanno prodotte e riciclate.
Il tè sfuso è composto da foglie secche solitamente arrotolate, mentre quello che vedete nelle bustine è un trito di (solo?) tè. Un paragone calzante potrebbe essere quello tra una bella bistecca e del macinato di carne, capite che differenza?
Inoltre, la maggior parte del tè venduto nei supermercati è tè nero, mentre ne esistono tantissime varietà: verde (già più conosciuto), bianco e persino rosso (il Rooibos africano che, non contenendo teina, non è propriamente tè). Ne esistono infinite varietà e miscele, come il Chai indiano che, per attenuare il forte sapore delle spezie e delle erbe (chiodi di garofano, cardamomo, cannella, zenzero e tè nero), andrebbe infuso direttamente nel latte.
Quello del tè è un mondo poco conosciuto ma estremamente affascinante.
Rallenta i ritmi, costringe a fermarsi: se vuoi preparare un buon tè, devi rispettare i suoi tempi.
Ogni té ha il suo tempo e la sua temperatura di infusione. Mai capitato di bere un té verde amaro e pensare “che schifezza, la prossima volta caffè”? Prima di diventare un’appassionata (o un’integralista, come direbbero a casa mia) di té, mi capitava spesso. Poi ho scoperto che la temperatura di infusione del té verde è tra i 60°C e i 90°C e ho capito il perché del saporaccio. Certo, prendendo tutti i dovuti accorgimenti ci si mette una decina di minuti a prepararne una tazza, ma volete mettere?
La differenza è abissale, ve lo assicuro. Provate! Sono riuscita persino a convincere quello scetticone di mio padre che, per evitare di bere caffè tutte le mattine, si beveva tè nero in bustina tenendolo in infusione anche dieci minuti. All’inizio non mi dava retta (il duro destino delle figlie femmine), anzi non mi si filava proprio, ma ha cominciato a ricredersi con del tè che gli ho portato da Londra e che ora custodisce gelosamente (o meglio, nasconde) nella dispensa.
Questa passione mi porta a dare appuntamento alle amiche nelle sale da tè, posti che hanno il potere di trasferirti in una realtà meno frenetica, di rallentare il tempo e di fartelo perdere facendotelo guadagnare, come avrebbe detto il mio professore di filosofia del diritto.
Nel mio girovagare alla ricerca di sale da tè romane, già qualche anno fa mi ero imbattuta in Fiorditè. Sala microscopica e accogliente, con meno di dieci tavoli e pareti rivestite in legno, mi faceva sentire davvero a casa, nonostante avessi un concetto di casa molto elastico. Ci ho portato tutti i miei amici più cari e siamo stati sempre molto bene. Per assicurarsi un tavolino spesso era necessario prenotare, gli orari erano ridotti ma l’atmosfera era davvero piacevole. Poi, alla luce del successo riscontrato, la sala da tè è stata trasferita in un locale più ampio, passando da Furio Camillo a via Tuscolana, a due passi dalla fermata della metro Re di Roma.

IMG_2350Sono tornata nel nuovo locale di recente, questa volta con una nuova amicizia, distrutta come me dalle lunghissime ore lavorative. Invece di ordinare del tè, abbiamo optato per una buona e cremosa cioccolata calda (vade retro latte e cacao), lei classica, io speziata, con biscotti e scones.

IMG_2329IMG_2337L’aria che si respira nella nuova sede è sicuramente piacevole, ma purtroppo ha perso in fascino. L’ambiente è più dispersivo, sinceramente lo preferivo prima.
Inoltre essendoci più persone, la cura e l’attenzione calano.

IMG_2347Ciononostante Fiordité rimane una sala da tè carina e una visita la merita, soprattutto se vi trovate nella zona di San Giovanni e non sapete dove trovare un luogo non anonimo in cui fermarvi.
Devo aggiungere per correttezza che nella nuova sede c’è anche un giardino interno: non ci sono ancora stata (durante l’inverno è chiuso) ma ci sono buone probabilità che il mio parere su Fiordité si risollevi con la bella stagione, quando potrò provarlo (anche se, a dirla tutta, è la seconda volta che gli scones sono duri e plausibilmente non freschi).

IMG_2339I prezzi invece non sono male: tè e cioccolate calde, così come i dolci, costano intorno ai 4€.
Ho in programma di visitare altre sale da tè appena ne avrò il tempo, quindi solo nel week-end dati gli orari lavorativi totalizzanti. Sicuramente a gennaio vi porterò in una sala da tè molto chic: ho un tè in sospeso con una persona che non ne è al corrente ma che ne sarà molto felice!

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1 Comment

  • Reply carlotta gennaio 7, 2016 at 7:42 pm

    Complimenti per l’articolo! Anche io adoro il tè (e le tisane)..appena posso adoro sperimentare miscele nuove, ce ne sono davvero un’infinità! Carlotta

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