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Come funziona la pratica forense

ottobre 13, 2017

Come funziona la pratica forense? E soprattutto, che cos’è?

Per potersi sottoporre all’esame di abilitazione alla professione forense (cioè l’esame da avvocato), se si sceglie la via del solo studio legale è necessario svolgere 18 mesi di pratica forense, nel corso dei quali bisogna presenziare udienze, compilare un libretto e sottoporsi ad alcuni colloqui.

La spiegazione che segue riguarda la pratica che svolgono gli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Roma, ma a grandi linee rispecchia quella che si svolge in tutta Italia. Buona lettura!

Step 1: Trovare un dominus

La prima cosa da fare è trovare un dominus, ossia un avvocato che sia disposto a farvi da mentore e a insegnarvi la professione. Se intendete dare l’esame il prima possibile, vi consiglio di trovare un dominus – anche non definitivo – appena laureati. Questo perché è sempre possibile cambiare dominus o affiancargli fino a due co-domini (almeno a Roma). Può essere una buona mossa per non perdere mesi utili, in particolare per chi ha intenzione di sottoporsi a colloqui per trovare lo studio che preferisce.

Step 2: Iscriversi all’Ordine degli Avvocati e alla pratica forense

Sul sito dell’Ordine degli Avvocati di Roma potete trovare il modulo di iscrizione alla pratica. Dovrete compilarlo e allegare:

  • una fotocopia del documento di identità;
  • il certificato di laurea;
  • una lettera con cui il vostro dominus vi accetta come praticanti, su carta intestata dello studio legale con apposta una marca da bollo; e
  • la ricevuta del pagamento di due bollettini: uno per l’iscrizione vera e propria (100€), e uno per il contributo annuale (70€).

Una volta pronto l’intero pacchetto, andrà consegnato allo sportello iscrizioni dell’Ordine. Alla prima riunione utile del Consiglio dell’Ordine (che si riunisce due volte al mese), a meno che non sorga qualche problema, verrà deliberata la vostra iscrizione come praticanti. Qualche giorno dopo, potrete andare a ritirare il vostro libretto. E ora?

Step 3: “Prendere” le udienze

Si comincia a presenziare alle udienze, 20 a semestre. Si va in udienza col dominus o con qualche altro avvocato dello studio, si assiste all’udienza e – al momento della stesura del verbale di udienza – si chiede al giudice (o a chi sta redigendo il verbale) di attestare la vostra presenza ai fini della pratica forense (si usa una formula di questo tipo: “E’ presente la Dott.ssa X / il Dott. Y ai fini della pratica forense“).

Generalmente sono previsti dei limiti al numero delle udienze che potete prendere giornalmente e settimanalmente (a Roma sono 2 udienze al giorno e 4 a settimana). Questo implica che non potete andare in udienza più di 2 volte al giorno? No, ma al momento della compilazione del libretto non potrete inserire più di 2 udienze prese nello stesso giorno e 4 prese nella stessa settimana (sempre prendendo a esempio Roma).

E se non riesco a prendere 20 udienze in 6 mesi? A Roma è possibile chiudere il semestre anche in mancanza di alcune udienze (al massimo 4), che però andranno recuperate nel semestre successivo. Ovviamente il terzo e ultimo semestre andrà chiuso in pari, senza possibilità di rimandare alcuna udienza.

Step 4: Compilare il libretto

Una volta finito il semestre, si compila il libretto inserendo le udienze alle quali avete presenziato. Bisogna inoltre riportare 4 questioni giuridiche che avete trattato (potete anche inserire delle massime) e un elenco di atti giudiziali e stragiudiziali che avete predisposto (a Roma bisogna inserirne minimo 6). Alcuni Ordini chiedono di redigere una relazione sull’andamento della pratica, che andrà firmata anche dal dominus e presentata all’Ordine insieme al libretto.

Il libretto va infatti consegnato all’Ordine entro un mese dalla chiusura di ogni semestre, per l’eventuale controllo delle udienze e per l’apposizione del timbro. Una volta apposto il timbro, potrete andarlo a ritirare.

Step 5: Colloquio di fine pratica

A Roma il colloquio all’Ordine avviene solo al termine della pratica, mentre in altri Ordini è previsto addirittura alla fine di ogni semestre (ad esempio a L’Aquila e a Potenza). In cosa consiste? In domande di procedura civile, più o meno legate agli atti che avete elencato nel libretto (vedi step 4). Le domande tendono ad essere basilari in quanto lo scopo del colloquio è accertare che abbiate realmente effettuato la pratica. A me, ad esempio, hanno chiesto in cosa consiste l’interrogatorio formale (civile) e qual è il suo scopo. Ad altri non hanno fatto alcuna domanda. Mi hanno riferito che, anche nei casi di scena muta, si ottiene comunque la fatidica firma sul libretto, al massimo si viene strigliati un pochino.

A seguito del colloquio – in una decina di giorni – viene rilasciato l’attestato di fine pratica, necessario all’iscrizione all’esame.

Step 6: Iscriversi all’esame

Ogni anno, verso fine luglio, viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando con cui vengono anche fissate le date d’esame. L’iscrizione avviene per via telematica sul sito del Ministero della Giustizia.

Si può fare la pratica all’estero?

Si può, ma anche qui bisogna prendere contatti con il proprio ordine. A Roma, ad esempio, l’Ordine permette di fare un semestre di pratica all’estero, prendendo udienze in un altro paese. Per quanto riguarda i master, gli LLM sono riconosciuti come 6 mesi di pratica purché alla partenza si risulti già iscritti all’Ordine.

Due parole sulla “pratica fittizia”

Chi lavora in grandi studi legali spesso fa solo consulenza stragiudiziale e non ha idea di come si svolga un processo civile o penale. Io stessa sono stata cazziata da un giudice perchè impreparata su aspetti molto basic (ops!). Purtroppo però non si ha molta scelta: preparare le udienze è un lavoro che si aggiunge al lavoro, – non molto allettante per chi rimane a studio 12h al giorno, quando va bene. Quindi cosa si fa? Ci si limita a prendere le udienze, facendo una pratica forense svuotata degli aspetti processuali.

Esiste anche l’usanza di “falsificare” le udienze, ossia di scrivere sul libretto udienze a cui non si è partecipato o, peggio, di inventare il numero di registro e il nome delle parti. E’ rischioso perché potrebbero essere effettuati dei controlli e potreste trovarvi a ripetere il semestre. In fondo se ci si organizza bene, è fattibile prendere 20 udienze in 6 mesi. A volte è difficile, è vero, soprattutto quando non si vogliono creare attriti con i superiori, però cercate di farvi valere, andare in udienza è un vostro interesse!

Ecco quindi come funziona al momento la pratica forense! Sarebbe molto utile poterla iniziare durante gli ultimi sei mesi di università – e alcuni atenei si stanno organizzando in questo senso – ma, ahimé, ora come ora è strutturata in questa maniera. In bocca al lupo a tutti!

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