Jobs, Londra

Au Pair a Londra

giugno 24, 2015

Quando si tratta di imparare bene l’inglese molte ragazze decidono di mettersi alla ricerca di un lavoretto come ragazza alla pari a Londra e dintorni.
Spesso mi sono state chieste informazioni al riguardo e ho quindi deciso di intervistare una cara amica che sta vivendo questa esperienza in prima persona.

Simona è una ragazza italiana di 27 anni con un profondo amore per l’inglese e per l’insegnamento. Queste passioni ce le ha nel sangue: la mamma australiana insegna inglese in una scuola internazionale. Il suo futuro lo ha sempre visto così, in un ambiente anglofono e dinamico.
Dopo essersi laureata in lingue a Roma Tre (laurea triennale) e aver insegnato inglese ai bambini per un anno, decide di specializzarsi in un’università inglese in vista di un trasferimento in Inghilterra.
Tornata in Italia per circa un anno, insegna inglese in una scuola di lingua per adulti.
Poi la decisione di seguire il suo istinto e partire come au pair a Londra.

Perché proprio l’au pair?

Il mio sogno è sempre stato di trasferirmi in un paese anglofono.
Quando però è arrivato il momento di inviare curriculum e applications, nonostante la specialistica a Birmingham non ho ricevuto risposte. Purtroppo quando le candidature arrivano dall’estero vengono raramente prese in considerazione. Se volevo lavorare in Inghilterra dovevo trasferirmici.
Fare l’au pair  non era la mia prima scelta, anzi lo consideravo un lavoro adatto a ragazze più piccole, sicuramente non a persone già laureate e pronte per il mercato del lavoro.
Nonostante ciò era la strategia migliore: mi avrebbe permesso di stare sul posto e al tempo stesso di avere ore libere da dedicare alla ricerca del lavoro che amo.

Come hai trovato la tua host family?

Ci sono molti siti che si occupano di au pair. Per quanto mi riguarda mi sono affidata a un’agenzia trovata on-line. Mi sono registrata gratuitamente sul loro sito e ho creato il mio profilo.
Mi hanno poi contattata per avvisarmi che c’erano delle famiglie interessate.

Come funziona il processo di selezione?

I contatti con le famiglie interessate iniziano con uno scambio di e-mail in cui spieghi il motivo per cui vuoi fare l’au pair. Se la famiglia è soddisfatta delle motivazioni si passa allo step successivo, cioè il colloquio su Skype. Sorridete e siate positive e interessate! La prima impressione è importantissima.

Sei entrata in contatto con varie famiglie prima di trovare quella giusta?

Sì, ci vuole un po’ prima di trovare la famiglia giusta. É anche l’au pair che sceglie.
Durante il colloquio su Skype cercate di fare domande e di capire che tipo di famiglia avete davanti. Ognuno ha le sue necessità: ho dovuto scartare una famiglia perché non erano disposti a farmi tornare tardi la sera.
In un’altra occasione invece ho avuto un colloquio surreale. Mi aveva contattata una mamma italiana single che viveva a Londra con il figlio di due anni. Dato che la nonna del piccolo viveva nella mia stessa città, il colloquio si è svolto a casa sua. Dopo due ore di colloquio la nonna mi ha consegnato una lista di 40 domande su come avrei agito in determinate situazioni a cui avrei dovuto rispondere per e-mail alla mamma del piccolo. A quel punto mi sono tirata indietro.
Se avete intenzione di fare l’au pair cercate una famiglia in cui l’ambiente sia sereno.
Un’amica che lavorava in una famiglia italiana se ne è andata sull’orlo di una crisi di nervi.
Se state bene voi anche il bambino starà bene e se sta bene il bambino anche la famiglia sarà felice.
La mia host family, consapevole di tutto ciò, mi ha sempre spinta ad uscire e ad essere felice.

Di quanti bambini ti occupi?

Solo di un bambino. Ha 7 anni ed è molto educato e intelligente, creativo e affettuoso.
Ha un fratello che ha il doppio della sua età già indipendente di cui non mi occupo.

Qual è la tua giornata tipo?

Mi alzo alle 7, mi vesto e scendo per far colazione. Nel frattempo preparo la colazione per il bimbo che scende, mangia e viene preparato per andare a scuola dalla madre mentre io metto a posto la cucina. Usciamo per le 08:15, lo accompagno a scuola e sono libera fino a quando esce.
Durante quelle 6 ore le au pair di solito frequentano corsi di inglese, usufruendo spesso di sconti.
Lo vado a prendere a scuola alle 3 e torniamo a casa. Alcune famiglie chiedono che il bambino sia portato al parco o a mostre e attività ricreative quasi quotidianamente. Il mio bimbo invece ha un corso d’arte una volta a settimana. Una volta tornati a casa preparo una merenda healthy e giochiamo fino all’ora di cena; di solito facciamo puzzle e giochi da tavola mentre se il tempo lo permette giochiamo in giardino.
La cena la prepara la mamma. Ceniamo tutti insieme e parliamo di come è andata la giornata.
La sera sono libera a meno che non mi chiedano di rimanere a casa col bambino. Una sera a settimana rimango con lui da contratto; se mi chiedono di rimanere delle sere in più, quelle ore vengono pagate a parte.

Qual è il tuo stipendo settimanale?

Settimanalmente guadagno 80£ (circa 100 euro).
Vitto e alloggio sono compresi. La mia stanza si trova in un piano separato dal resto della casa e ho un bagno a mia disposizione.
Quando sono arrivata la famiglia mi ha dato un cellulare con una scheda sim e una oyster card con 20£ all’interno.
Mi occupo del bambino mentre per le faccende domestiche hanno una signora delle pulizie che viene una volta alla settimana ma sono io a stirare i panni.

Questa esperienza ti ha permesso di avvicinarti al tuo sogno di insegnare?

Sì, senza dubbio ma la strada è lunga e se non sei tu a crearti le occasioni non pioveranno certo dal cielo. Durante le mie ore libere ho inviato tantissime applications  e inizialmente ho trovato lavoro come insegnante di italiano per adulti tramite un’agenzia  trovata on-line. L’agenzia non chiede commissioni ma fissa il compenso, un po’ bassino a dir la verità ma varia a seconda dell’andamento del mercato (17£ per un’ora e mezza, 22£ per due ore).
Per ora mi hanno trovato due ragazze a cui faccio conversazione di italiano ma sono io a dovermi spostare per raggiungerle.
Ho inviato tantissimi curriculum, anche alla sede londinese della scuola di lingua in cui avevo insegnato in Italia e per ben 4 volte. Alla fine mi hanno chiamata scusandosi per avermi contattata dopo 6 mesi ma fino a quel momento non avevano avuto bisogno di un’insegnante di italiano. Non mi hanno richiesto nessun diploma in quanto forniscono un training specifico. Non c’è un orario fisso di lavoro: mi inviano un’e-mail il giorno prima entro le 17:00 dicendomi quando e dove terrò lezione il giorno dopo ed ho la possibilità di rifiutare. Guadagno 9.90£ ogni 45 minuti, nel week-end quasi il doppio.
Sicuramente il fatto di trovarmi già in Inghilterra mi ha aiutata tanto anche dal punto di vista della comprensione della procedura per diventare insegnante. Stando qui ho capito che per insegnare l’italiano all’estero ci vuole un certificato (ICLTA, Italian Certificate in Language Teaching for Adults) che otterrò dopo un corso (pagato 1395£) di 7 ore giornaliere, week-end escluso, che mi occuperà per tutto il mese di luglio. Una volta ottenuto il certificato potrò insegnare nelle scuole di lingua e dopo aver maturato un po’ d’esperienza anche nei centri di cultura italiani all’estero e potrò fare i lettorati nelle università.
A settembre, finita la mia esperienza da au pair, inizierò a fare l’assistente in una scuola elementare inglese (60£ per le 7 ore giornaliere) lasciando così libero il pomeriggio per le lezioni di italiano. Anche questo lavoro l’ho trovato tramite un’agenzia gestita da insegnanti.

Quali consigli daresti a chi vuole partire per trovare lavoro in Inghilterra?

Per quanto riguarda l’au pair è fondamentale scegliere oltre ad essere scelti.
Cercate di capire che tipo di famiglia avete di fronte prima di partire. Anche la comunicazione è importante: per il periodo in cui lavorerete lì sarete parte integrante della famiglia, non tenetevi in disparte ma non siate neanche troppo invadenti. E state attente da subito a quello che vi chiedono di fare perché alcune famiglie vogliono che la ragazza alla pari faccia anche le pulizie.
In generale direi che la parola chiave è determinazione.
Siate determinati perché non sempre si ottiene subito ciò a cui si aspira, anzi di solito è vero il contrario. Stringete i denti, non scoraggiatevi e tenete bene a mente dove volete arrivare. Ci saranno compromessi, lavori che non avevate messo in conto di fare, a meno che non abbiate molta esperienza nel vostro settore.
Anche il mio ragazzo, incontrato a Londra, ha cominciato con lavori semplici: si è adattato nonostante avesse già lavorato per qualche anno in Italia nel settore dell’informatica. La scarsa conoscenza della lingua inglese però non gli permetteva di arrivare dove voleva. Non si è arreso e dopo tanti colloqui telefonici finiti prima del previsto alla domanda “Could you repeat please?“, ha finalmente trovato un lavoro simile a quello che aveva in Italia ma con molti benefit e possibilità di crescita: dal corso di inglese pagato per metà alla colazione in ufficio, agli sconti sostanziosi in ristoranti e hotel, ai massaggi gratis una volta al mese. Il tutto in una piccola società che per tre anni consecutivi è rientrata nella lista delle 100 best small companies in cui lavorare secondo il Sunday Times.
Non mollate, siate determinati perché prima o poi riuscirete a ottenere quel che volete con tanto sudore e altrettanta soddisfazione.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

UA-76394257-1